S.Cataldo (LE)
Obiettivo primario dell’intervento: Ricognizione delle strutture sommerse.
Parte finale del grande molo di Adriano, demolita e rasata, giacente sotto la sabbia della battigia e in parte sotto il livello del mare·
Prospezione subacquea lungo il percorso, ricalcato da una struttura quattrocentesca: sono stati individuati fino a 50-70 m dalla riva, vari blocchi ancora in situ del filare più esterno e blocchi lavorati in posizione di crollo.
Tipologia: evidenze a terra , semisommerse e sommerse.
Cronologia: Pausania riferisce la costruzione del molo romano, non senza qualche incongruenza, all’imperatore Adriano (II sec. d. C.)
Descrizione: In prossimità dell’attuale faro di S. Cataldo (LE), si notano i resti del molo romano: una struttura con pareti esterne costituite da blocchi paralleli (lunghi tra 3 e 4 m, larghi 1 e alti 0,5) di pietra leccese con tessitura pseudoisodoma, ed emplecton in opus caementicium attraversato da catene di blocchi analoghi a quelli in faccia vista.prima della distruzione la parte visibile era lunga 64 m (esclusa la parte iniziale coperta dalla sabbia). La parte finale del molo, demolita e rasata, giace sotto la sabbia della battigia e del fondale: la prospezione subacquea lungo il percorso, in parte ricalcato da una struttura moderna, ha individuato numerosi blocchi lavorati, molti dei quali frammentari; .altri resti poderosi pertinenti a questa struttura sono stati recuperati nel corso degli anni (colonne frammentarie di dimensioni considerevoli in cipollino, granito e forse in verde antico).
Pausania riferisce la costruzione del molo romano, non senza qualche incongruenza, all’imperatore Adriano