Saturo (TA)

Obiettivo primario dell’intervento: Prospezione e controllo della diga frangiflutti posta a protezione della baia e di altre evidenze sommerse. Esercitazioni di survey (con uso del metal detector).

Tipologia: evidenze sommerse. Giacimento di tre relitti

Cronologia: i materiali fittili inclusi e spesso concrezionati con il pietrame del molo frangiflutti (frammenti anforari, in larga misura) sembrano in gran parte rimandare ad età ellenistica o tardorepubblicana.

Per i relitti:
Saturo A (II sec. a.C.)
Saturo B (seconda metà del II sec. a.C.)
Saturo C (fine del II-I sec. a.C.)

Descrizione: L’obiettivo primario dell’intervento era il controllo della diga frangiflutti posta a protezione della baia di Saturo (TA): una costruzione a pietre sciolte (per le sue caratteristiche di semplicità ed ergonomia un tipo di costruzione subacquea diffuso in tutte le epoche e le aree costiere per realizzare le grandi dighe antemurali, che non richiedevano il firmissimum opus dei moli transitabili), che spicca dal costone meridionale dell’insenatura e descrive un tracciato curvilineo verso W: è costituito da materiale litico di varie dimensioni e provenienza, ma in gran parte calcareo: scarti di lavorazione, blocchetti più o meno squadrati, ciottoli, lastre; i materiali fittili inclusi e spesso concrezionati con il pietrame (frammenti anforari, in larga misura) sembrano in gran parte rimandare ad età ellenistica o tardorepubblicana (si notano frammenti riferibili ad anfore grecoitaliche tarde anche nello “scheletro” della struttura), ma non mancano, in prossimità dell’antemurale sulla sua superficie, materiali più tardi (per esempio, pareti costolate di anfore Late Roman 2 o di forme simili).
Queste opere in origine dovevano avere la superficie originaria sopra il pelo dell’acqua per assolvere alla loro funzione di tutela dei bacini portuali.
Particolarmente interessante è il dato relativo alla profondità: a Saturo la sommità dell’antemurale si trova attualmente tra – 2.30 e – 2.5 m; a Torre S. Gregorio (LE) rileviamo quote analoghe. Si attribuisce la differenza di altezza all’azione distruttiva del moto ondoso, che avrebbe disperso il pietrame soprattutto nella parte interna della baia. Ciò è in parte vero, ma nuovi spunti ci sono offerti da un’ulteriore evidenza, che “copre” o “si appoggia” stratigraficamente all’antemurale: vari cumuli di tegoloni ed embrici presenti all’estremità NW dell’antemurale, sulla superficie e soprattutto ai margini di quello. Tegulae ed embrices sono fortemente concrezionati in vari insiemi; le tegole si presentano accatastate, in alcuni casi ancora in posizione obliqua o subverticale, comunque sovrapposte; anche la giacitura degli embrici sembra far pensare che fossero originariamente impilati o legati in modo ordinato, in grosse balle.
Il confronto con evidenze analoghe ci induce a proporre l’identificazione di questi “insiemi” con i resti di un carico di laterizi, un relitto che trasportava materiali da costruzione, forse insieme ad anfore, o che aveva anfore nella dotazione di bordo (Saturo C)
L’assenza di resti lignei è ben spiegabile a causa della bassa profondità e dei fondali accidentati.Nel corso della prospezione è inoltre stata individuata, in uno dei blocchi, concrezionata sotto alcuni embrici, un’anfora di cui si scorge a stento l’orlo: solo un esame accurato di morfologia e impasto potrà precisarne la produzione, ma sembra verosimile una sua identificazione con il tipo appunto “di Metaponto”.
Il quadro cronologico è omogeneo e permette di ascrivere il relitto alla fine del II-I sec. a.C.
Una volta verificata questa datazione, avremo a disposizione un marker eccellente del livello del mare al momento del naufragio; l’imbarcazione che trasportava i laterizi, destinati forse alle costruzioni sul promontorio o dei dintorni, in balìa delle onde dovè schiantarsi sull’antemurale emerso (o almeno dalla cresta a pelo d’acqua) e rovinare disperdendo parti del carico sulla superficie e in prossimità di quello; alcuni tegoloni o embrici sciolti si dispersero tra il pietrame o andarono a conficcarsi in frammenti nelle sacche tra l’aggere e il banco roccioso o, ancora, scivolarono lungo il fianco dell’antemurale. Con il tempo il moto ondoso sparse ulteriormente i frammenti sui fondali dell’insenatura, fino alla spiaggia.

La prospezione mirava anche a effettuare un controllo anche delle altre evidenze segnalate nella baia; si è individuato il relitto di Saturo A che trasportava materiale da cava (ventiquattro blocchi parallelepipedi di calcarenite locale) e il relitto di Saturo B, di cui è rimasto solo qualche frammento dei quindici colli di anfore grecoitaliche recenti o di transizione alla Lamboglia 2


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