Torre Chianca (LE)

Obiettivo primario dell’intervento: Esercitazioni di survey (con uso del metal detector) e di rilievo.
Rilievo planimetrico del tratto visibile di due dei tre relitti individuati, realizzato con trilaterazioni e l’ausilio di due reticoli di dettaglio (m 1 x 1) con quadrettatura interna di 20 cm e piedi periscopici per la messa in bolla.

Tipologia: tre giacimenti (relitti spiaggiati o “beached wrecks”). I materiali eterogenei rinvenuti non aiutano, in questa fase del tutto preliminare, a circoscrivere il range cronologico.

Descrizione: Nelle acque della marina a N di Lecce, Torre Chianca, sono stati individuati e segnalati prima alla Soprintendenza, poi all’Università da Gianfranco Quarta tre importanti giacimenti, venuti alla luce in seguito a forti mareggiate, perfettamente allineati in un “truogolo” (avvallamento del fondale parallelo alla costa).
Le imbarcazioni, quasi sicuramente in tre momenti diversi, vennero abbandonate in modo analogo: spinte dai venti e dalle correnti, in occasione di una mareggiata si arenarono presso la battigia ( in un metro, un metro e mezzo d’acqua) e lì furono abbandonate, in seguito forse ai danni subiti; il moto ondoso le dispose successivamente di traverso, parallele alla riva.
Questi relitti spiaggiati, insieme ad altri che nelle acque salentine giacciono alla stessa profondità – tra 2.5 e 3 m – possono rappresentare indicatori del livello del mare al momento dello spiaggiamento.
Il primo relitto (A) è attualmente ricoperto.
Nel corso delle ricognizioni sono stati recuperati numerosi materiali fittili e metallici, tra cui anelli per gli imbrogli delle vele, pesi da rete, lamine, borchie, uno scandaglio, molti chiodi e monete.
Parzialmente libero risultava invece, ancora a settembre 2004, il relitto B. Si tratta di un’imbarcazione di età romana, a fasciame portante e con l’assemblaggio dei corsi del fasciame a paro, cioè con mortase e tenoni.
Estremamente interessante è la presenza di resti organici: alcuni sembrano potersi identificare, con datteri e noccioli di olive; sono apparsi resti ossei, rimasti in situ.
I resti vegetali sono rimasti invischiati nella pece che calafatava il fondo della stiva.
Sono stati recuperati nell’area materiali eterogenei, che non aiutano, in questa fase del tutto preliminare, a circoscrivere il range cronologico; ricordiamo, tra gli altri, frammenti anforari e monete (si è riconosciuto un asse repubblicano), oltre a chiodi, rinvenuti in grande quantità.
Resti di un probabile carico sono invece stati individuati nel giacimento C, parzialmente coperto da pietre di medie dimensioni forse zavorra della nave; anche in questo caso si sono viste entrambe le estremità della chiglia; qui è visibile inoltre il paramezzale, scalzato dalla posizione originaria e ruotato perpendicolarmente all’asse della chiglia.
L’assemblaggio dei corsi di fasciame è sempre a mortase e tenoni, e come al solito le ordinate sono fissate al fasciame con caviglie lignee, rimaste in situ anche quando l’ordinata si è staccata. Le ordinate, a sezione quadrangolare, sono molto vicine.
L’estremità settentrionale della chiglia, in parte sezionata, sembra mostrare l’innesto della ruota di prua o di poppa.
Tutta l’area del giacimento era cosparsa di vari materiali fittili


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Saturo (TA)
Cantiere Brindisi LNG

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